Max Firreri Novembre 2, 2026

Tra di noi l’amore per i defunti, la cura della giornata dei defunti con la visita ai cimiteri, la presenza nelle nostre case delle foto che ricordano, tutto questo è molto forte e anche profondamente umano. In questa relazione, a mio modo di pensare, avvengono due passaggi, che proprio perché passaggi, sono grammatica pasquale dell’umano, cioè della carne, e testimoniano la partecipazione al mistero della risurrezione e della ascensione, quando la carne del Risorto è stata assunta nel grembo trinitario. La narrazione della visita al sepolcro della Maddalena al mattino della risurrezione è il senso profondo di quanto provo a scrivere ora. Durante il tempo della propria vita oltre la morte di Gesù, la sua vita, le sue parole, i suoi gesti, anche i suoi gusti, le sue preferenze, le sue preoccupazioni, il suo intero modo di vivere cioè, sono diventati per la Maddalena ricordo, nostalgia, tenerezza, forse rimpianto per alcune cose, amore. La vita di Gesù, come quella di ogni amato, si fa memoria. È l’intuizione del buon ladrone poco prima di morire: ricordati di me! È la domanda di Gesù: fate questo in memoria di me! Il momento in cui cominciamo ad amare i nostri cari oltre la loro morte è il momento in cui la vita si fa memoria. E questa memoria è grido interiore dì risurrezione per l’amato, è desiderio e speranza generati dall’amare. Il secondo passaggio è che l’amore – memoria si fa dolore. L’amore diventa dolore. Di questa reciprocità è scritta l’intera vita. È grammatica di grembo, di parto. «Con dolore partorirai» segna per la storia che è salvezza il riscatto di risurrezione di tutto l’amore; è l’amarsi dell’umano. Noi siamo capaci di amare fino alla fine, fino a quando vediamo il nostro amore diventare dolore, sacrificio, dono, perdita.

Ma non smettiamo di amare! Neanche nella impotenza e impossibilità di poter fare qualcosa, non smettiamo di amare, di stare accanto, di accompagnare, di esserci. È la dignità dell’amore umano. Pur non potendo fare più nulla, pur non potendo fare miracoli, noi restiamo accanto, fino all’ultimo, fino alla (sua) fine. È la nostra pagina di Vangelo, dove l’amore reso dolore dalla perdita dell’amato, diventa preghiera, diventa nome, diventa consegna. Non rassegnazione ma consegna. L’amore memoria e dolore, nelle piaghe risuscitate, per la carne, l’umanità del Figlio Risorto, sono nel grembo trinitario. La vita è sempre dono del grembo, anche quella trinitaria. La morte è stata sconfitta.

don Vito Impellizzeri
Preside Facoltà Teologica di Sicilia