Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4)

 

Nella Lettera agli Efesini, 4, 4, trovano sintesi gli insegnamenti di Paolo sull’unità, quando si viene ancora una volta a sottolineare come i seguaci di Cristo manifestano che “uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito”, uniti in un’unica speranza. Questa metafora indica la Chiesa come un’entità unificata che trascende le barriere di qualunque geografia, nazionalità, etnia e tradizione. Paolo utilizza la metafora della Chiesa come Corpo di Cristo per descrivere la sua unità, data dalla diversità dei suoi membri. Scrive ai Corinzi: “Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo” (1 Corinzi 12,12).

Con i Colossesi, Paolo riflette sul ruolo di Cristo come capo del Corpo, unificato a partire da diverse membra, affermando: “Egli è anche capo di quel corpo che è la chiesa” (Colossesi 1,18). Pertanto, pur essendo composta da molte parti, la Chiesa opera come un insieme coeso.

Ogni suo membro ha un ruolo unico e contribuisce alla vita e alla missione generale della Chiesa.

Riconoscere di esser parte di un unico corpo universale in Cristo incoraggia la collaborazione globale nel diffondere il suo Vangelo e nel servire l’umanità, spostando l’attenzione dalle divisioni interne verso una missione comune.  Al contrario, limitare il mandato del Signore di andare nel mondo e rendere discepoli tutti i popoli (Matteo 28, 19) a una comunità definita da confini etnici, geografici o socio-economici, la priverebbe di uno dei fondamenti essenziali della Chiesa, così come stabiliti dal Signore: l’unità dei suoi seguaci in tutto il mondo.Il concetto di Efesini 4, 4 che “uno solo è il corpo” evidenzia anche la natura della Chiesa. Il cristianesimo trascende i confini culturali e nazionali, unendo i credenti di tutto il mondo nella fede e nella speranza. Questa comunione, come descritto in Apocalisse 7, 9, dove ogni cultura, tribù, popolo e lingua trova una propria rappresentazione, fornisce forza e incoraggiamento ai credenti, riaffermando il loro legame all’interno del Corpo di Cristo.

Nel sottolineare l’importanza dell’unità dei cristiani, Paolo aggiunge che “uno solo è lo Spirito”, riferendosi allo Spirito Santo che sostiene questa comunione e fornisce alla Chiesa il potere di compiere la sua missione. Per i credenti, lo Spirito Santo è fonte di vita e di orientamento spirituale ed è responsabile del garantire che i diversi membri della Chiesa siano uniti nella fede e nel proprio scopo comune. Lo Spirito muove ad una profonda affinità spirituale tra i credenti, trascendendo le differenze e creando un legame che riflette l’unità della Santissima Trinità. Questo legame spirituale condiviso è il fondamento della riconciliazione, guida i credenti e fornisce loro, a livello globale, gli strumenti necessari per portare avanti una testimonianza e un ministero efficaci. Ciò contribuisce ad armonizzare le diverse espressioni di fede con la missione fondamentale della Chiesa.

La dottrina sull’unità della Chiesa viene ulteriormente ampliata dall’apostolo nella Lettera agli Efesini, 4, 4, quando egli afferma che tutti i cristiani sono chiamati all’unica speranza della salvezza e della vita eterna. Affermare che “una sola è la speranza” significa proclamare che tutti i credenti tendono allo stesso obiettivo: la vita eterna in Cristo.Questo è l’obiettivo ultimo e la motivazione della vita cristiana, che fornisce una visione e uno scopo comune a tutti i credenti, unendoli nel cammino di fede e nella vita quotidiana.Questa visione condivisa supera i divari confessionali e culturali, incoraggiando i cristiani a collaborare in ogni modo possibile. Fare della speranza condivisa l’obiettivo della nostra vocazione di cristiani definisce la nostra appartenenza alla Chiesa in termini di comunione mondiale, nella speranza della salvezza e della vita eterna.In un mondo con tradizioni ed espressioni di fede cristiana diverse tra loro e spesso contrastanti, il passaggio 4, 4 della Lettera agli Efesini ci ricorda che tutti i credenti fanno parte dell’unico Corpo di Cristo. Questa unità non ha a che fare con l’uniformità, bensì con un impegno comune a rispettare e condividere le verità fondamentali della fede cristiana.

Pertanto, l’unità si pone come una vigorosa testimonianza della potenza trasformativa dello Spirito Santo, nel momento in cui cristiani di diversa provenienza si uniscono con autenticità e sincerità per raggiungere un obiettivo e una visione condivisi.

La maturità spirituale implica l’accettazione delle nostre differenze e la ricerca dell’unità, da praticarsi con lo stesso vigore che infondiamo nella ricerca dell’accuratezza dottrinale.

La nostra forza risiede nella capacità di riflettere Cristo nella nostra unità, mostrando al mondo il suo amore e la sua grazia. Vivendo questa chiamata divina, adempiamo alla nostra missione e onoriamo Cristo, facendo avanzare il suo Regno sulla terra.

Accogliamo questa chiamata divina all’unità, non come un ideale astratto ma come un’espressione vitale della nostra fede. In un mondo in cui il Corpo di Cristo è ferito dalle divisioni nelle e tra le varie tradizioni e confessioni, l’appello dell’apostolo all’unità è rivolto a ciascuno di noi, non solo come comunità ecclesiali distinte, ma anche come individui che fanno parte di altrettante comunità. Vivendo in unità, non solo testimoniamo l’amore e il potere di nostro Signore Gesù Cristo, ma incarniamo anche l’essenza dei suoi insegnamenti.Sostenendoci a vicenda e celebrando i nostri doni e talenti così diversi, diveniamo riflesso del cuore di Cristo e promuoviamo la sua opera sulla terra.