DAL MESSAGGIO PAPA LEONE XIV
PER LA GIORNATA DEI POVERI 16 novembre 2025
«Sei tu, mio Signore, la mia speranza» (Sal 71,5). Queste parole sono sgorgate da un cuore oppresso da gravi difficoltà: «Molte angosce e sventure mi hai fatto vedere» (v. 20), dice il Salmista. Nonostante questo, il suo animo è aperto e fiducioso, perché saldo nella fede, che riconosce il sostegno di Dio e lo professa: «Mia rupe e mia fortezza tu sei» (v. 3). Da qui scaturisce l’indefettibile fiducia che la speranza in Lui non delude: «In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso» (v. 1).
In mezzo alle prove della vita, la speranza è animata dalla certezza, ferma e incoraggiante, dell’amore di Dio, riversato nei cuori dallo Spirito Santo. Perciò essa non delude (cfr Rm 5,5)….
…Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione. Egli non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove. Riconoscendo che Dio è la nostra prima e unica speranza, anche noi compiamo il passaggio tra le speranze effimere e la speranza duratura. Dinanzi al desiderio di avere Dio come compagno di strada, le ricchezze vengono ridimensionate, perché si scopre il vero tesoro di cui abbiamo realmente necessità…
La speranza, sorretta dall’amore di Dio riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,5), trasforma il cuore umano in terra feconda, dove può germogliare la carità per la vita del mondo…. Il biblico invito alla speranza porta dunque con sé il dovere di assumersi coerenti responsabilità nella storia, senza indugi. La carità, infatti, «rappresenta il più grandecomandamento sociale» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1889). La povertà ha cause strutturali che devono essere affrontate e rimosse. Mentre ciò avviene, tutti siamo chiamati a creare nuovisegni di speranza che testimoniano la carità cristiana, come fecero molti santi e sante in ogni epoca…
I poveri non sono un diversivo per la Chiesa, bensì i fratelli e le sorelle più amati, perché ognuno di loro, con la sua esistenza e anche con le parole e la sapienza di cui è portatore, provoca a toccare con mano la verità del Vangelo. Perciò la Giornata Mondiale dei Poveri intende ricordare alle nostre comunità che i poveri sono al centro dell’intera opera pastorale. Non solo del suo aspetto caritativo, ma ugualmente di ciò che la Chiesa celebra e annuncia. Dio ha assunto la loro povertà per renderci ricchi attraverso le loro voci, le loro storie, i loro volti. Tutte le forme di povertà, nessuna esclusa, sono una chiamata a vivere con concretezza il Vangelo e a offrire segni efficaci di speranza.
Questo è l’invito che giunge dalla celebrazione del Giubileo. Non è un caso che la Giornata Mondiale dei Poveri si celebri verso la fine di quest’anno di grazia. Quando la Porta Santa sarà chiusa, dovremo custodire e trasmettere i doni divini che sono stati riversati nelle nostre mani lungo un intero anno di preghiera, conversione e testimonianza. I poveri non sono oggetti della nostra pastorale, ma soggetti creativi che provocano a trovare sempre nuove forme per vivere oggi il Vangelo. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte può accadere che siamo noi stessi ad avere meno, a perdere ciò che un tempo ci pareva sicuro: un’abitazione, il cibo adeguato per la giornata, l’accesso alle cure, un buon livello di istruzione e di informazione, la libertà religiosa e di espressione.
Promuovendo il bene comune, la nostra responsabilità sociale trae fondamento dal gesto creatore di Dio, che dà a tutti i beni della terra: come questi, così anche i frutti del lavoro dell’uomo devono essere equamente accessibili. Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità.
Come osserva Sant’Agostino: «Tu dai del pane a chi ha fame, ma sarebbe meglio che nessuno avesse fame, anche se in tal modo non si avrebbe nessuno cui dare. Tu offri dei vestiti a chi è nudo, ma quanto sarebbe meglio se tutti avessero i vestiti e non ci fosse questa indigenza»